La mia recensione di “The Mutt. How to Skateboard and Not Kill Yourself” (R. Mullen & S. Mortimer)

Innanzitutto, chiariamo che non si tratta di un libro che insegna l’arte dello skateboard. Molto semplicemente, questa è l’autobiografia di uno degli skateboarder più influenti di tutti i tempi, Rodney Mullen. Al dilà delle preferenze personali per il suo stile, è infatti indiscutibile che Mullen sia una leggenda vivente di questo sport. Un personaggio che ha dominato per anni la scena internazionale del freestyle (disciplina dello skateboard che prevedeva tricks eseguiti su superficie piatta), che con le sue innovazioni ha messo le basi per lo street skateboarding che conosciamo oggi (quello che fa utilizzo di ostacoli diversi per le acrobazie incredibili che si possono ammirare) e che si è in seguito reinventato street skater quando quest’ultimo ha letteralmente seppellito il freestyle, unica ragione di vita di Mullen fino a quel momento.

Dopo la dovuta introduzione a questo Gigante dello skateboard, veniamo al libro. Premetto che ho letto la versione originale in inglese. Ciò che posso dire, come per la maggioranza dei libri che decido di recensire, è che si tratta di un gran libro. Chiunque da giovane (o meno) abbia praticato dello skateboard, leggendo questo libro proverà una irresistibile voglia di tornare sulla tavola, all’istante. È un libro che ispira libertà, dedizione, passione. Traspare tutto l’amore di Rodney per lo skateboard oltre alla sua incredibile personalità.

Il libro non manca di far respirare al lettore l’atmosfera classicamente Californiana che contraddistingueva lo skateboard, in particolare negli anni ’70 (raccontati nel documentario “Dogtown and the Z-Boys” della leggenda Stacy Peralta) e negli anni ’80. In particolare, si parla proprio degli anni ’80, quelli dei vari Mullen, Hawk, Caballero & Co. che molti di noi (intesi come i miei coetanei o quasi) hanno imparato a conoscere giocando avidamente ai videogiochi della mitica serie “Tony Hawk’s Pro Skater”.

Oltre allo skateboard ed a ciò che ci sta attorno, il personaggio Mullen è capace di comunicare qualcosa di più. Mullen è infatti un artista, un grande innovatore che ha costruito il suo successo sportivo sulla fantasia e sul lavoro, duro. Ore e ore di allenamento, ogni giorno, anche fino a notte fonda, nelle pause tra la scuola ed i lavori in casa ordinati da suo padre e più tardi tra le lezioni presso l’Università della Florida, che ha frequentato con profitto salvo poi interrompere gli studi per fondare una casa di produzione di skateboard con l’eccentrico amico Steve Rocco. Insomma, non solo skateboard, ma anche quella vena di “tutto è possibile” che caratterizza il sogno americano. Una storia che, a mio avviso, non ha nulla da invidiare a quella ben più famosa di Steve Jobs con la sua Apple.

Mullen è un grande personaggio e questo libro è un ottimo modo per conoscerlo, per sognare un po’ e farsi infine ispirare da lui.

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