L’annuncio dei premi LAMal, sempre lui…

Alla fine del mese di settembre si è tenuta la consueta conferenza stampa con cui la Consigliera Federale e la direttrice dell’UFSP hanno annunciato l’entità dei premi LAMal per l’anno successivo, il 2027 in questo caso.

Con un collega in SUPSI siamo stati interprellati da alcuni media per dei commenti sull’annuncio, e questo è l’aspetto meno interessante (dal mio punto di vista). Sono però rimasto positivamente sorpreso dal fatto che uno degli articoli, su un portale online, ha spinto una lettrice a contattarmi formulando alcune domande. L’interazione e il confronto sono sempre interessanti e perciò mi permetto di riportare qui (senza il nome) i contenuti dello scambio, in particolare perché chiariscono alcuni aspetti interessanti di visione del sistema sanitario.


Le domande:

Egregio signor Francetic,

ho letto con interesse la sua analisi sull’aumento della spesa sanitaria apparsa sul TicinoNews di ieri. Mi permetto di farle alcune domande:

  1. Per quale ragione si parla solo di costi e non della cifra d’affari prodotta dal settore sanitario?
  2. Se il mercato della della sanità pubblica fortemente regolamentata dallo Stato, come è possibile che lo Stato stesso non riesce a ridurre i costi?
  3. Una dalle tante ragioni per l’aumento dei costi della sanità è dovuta l’ampio catalogo delle offerte di prestazioni. Per quale ragioni il Consiglio federale accoglie sempre nuovi candidati privati per essere riconosciuti dalla LAMal?
  4. Come la tecnologia odierna (digitalizzazione e IA) potrebbero contribuire alla riduzioni dei costi, per esempio amministrativi delle Casse malati?
  5. Crede lei che una unica Cassa malati con un unico sistema di controllo delle fatture abusive posso essere utili?

La ringrazio per i chiarimenti.

Cordiali saluti

X

Le mie risposte seguono qui:

Gentile Signora X,

la ringrazio molto del suo messaggio. Provo a risponderle dal punto di vista di un ricercatore, con il limite che alcune delle sue domande vertono su scelte e tradizioni politiche e non su aspetti “tecnici”.

  1. La risposta è naturalmente che sono la stessa cosa ma vista da punti di vista diversi. I prezzi delle prestazioni sanitarie coperte dall’assicurazione obbligatoria (LAMal) sono regolamentati e frutto di negoziazioni tra partner tariffali. La quantità di servizi sanitari in Svizzera non è controllata e risulta da una combinazione di cambiamenti nell’epidemiologia (quanto e di cosa ci ammaliamo), le decisioni di prestatori in merito a come e quanto curarci, e le decisioni di noi pazienti di quando e quanto farci curare. Semplificando, la spesa sanitaria è la moltiplicazione di prezzi e quantità, e la fetta che va a ciascuno dei diversi attori della sanità rappresenta anche la loro cifra d’affari. In un paese con una tradizione liberale forte come la Svizzera, dove le professioni liberali occupano un ruolo centrale dal punto di vista economico, politico e sociale, è probabilmente inevitabile che il lato della spesa sanitaria vista come cifra d’affari non venga messo in discussione. In un paese diverso, di stampo più statalista, la situazione sarebbe diversa.
  1. La tendenza della spesa sanitaria ad aumentare nel tempo si osserva anche in paesi dove la sanità è esclusivamente pubblica (e dove, quindi, motivazioni di profitto o cifra d’affari non hanno alcun ruolo). Questo accade per diversi meccanismi su cui la politica difficilmente può intervenire (in Svizzera e in altri paesi),  che sono poi il motivo della mia frase che Ticinonews ha deciso di utilizzare nel titolo dell’articolo.
    1. Il progressivo invecchiamento della popolazione (i giovani spendono ben poco in sanità a confronto con i nostri anziani) e l’incremento delle malattie croniche (molte legate all’invecchiamento) che necessitano di cure continue e costose
    2. La tecnologia e l’innovazione, che in sanità tendono ad aumentare i costi delle cure, e non a ridurli come accade nel settore industriale. Per farla molto semplice: un nuovo robot chirurgico permette interventi molto più precisi e puliti ma ha un costo ben più alto di un semplice bisturi.
    3. La sanità rimane un settore in cui la manodopera ha un ruolo predominante, con una crescita della produttività limitata: un medico o un infermiere non possono essere sostituiti da un macchinario, e possono prendersi cura di un solo paziente alla volta. Ciò nonostante, i salari nel settore sanitario devono crescere al passo di quelli di altri settori, altrimenti nessuno vorrebbe lavorare come medico o infermiere. Anche questo pesa sulla dinamica dei costi della sanità.

Detto questo, ciò non significa che la politica non possa intervenire per rallentare la crescita della spesa sanitaria in ambiti in cui i consumi si rivelano essere fuori controllo e non sono giustificati (e cioè che non hanno a che fare con il curare le malattie, come la LAMal dovrebbe fare). Si tratta però di ridurre l’entità degli aumenti, difficilmente di evitare gli aumenti.

  1. Il punto che solleva è molto valido. Il catalogo di prestazioni LAMal è continuamente cresciuto e sono rari i casi di limiti messi all’apertura di nuove strutture o all’acquisto di nuovi macchinari medici (un esempio emblematico è quello delle risonanze magnetiche in Ticino). Tutto questo stride con un principio della LAMal, che è quello di economicità delle cure. Non esiste però una risposta “tecnica”. Credo che la risposta, nuovamente, sia da cercare in scelte politiche legate alla tradizione piuttosto liberale che contraddistingue la Svizzera. Ci sono due aspetti su cui riflettere. Da un lato, al contrario di paesi in cui il budget limitato per le cure sanitarie è definito centralmente, e in cui quindi si formano lunghe lista d’attesa per vedere un medico o sottoporsi ad un intervento, in Svizzera il budget lo definiamo noi come società con i nostri consumi. Dall’altro lato, osservo da quanto accade che in Svizzera (o quantomeno nel nostro cantone) tende a prevalere il principio della libertà d’impresa/scelta rispetto a quello di una valutazione della necessità del bisogno “clinico”. Questa è solo un’osservazione, non un giudizio.
  1. C’è certamente del potenziale in termini di efficienza e migliore controllo sulle fatture. Detto questo, mi sento di sfatare un mito: le spese amministrative delle casse malati (che non possono fare utili per la loro attività di raccolta premi e pagamento fatture in regime LAMal e le cui strutture sono legalmente e contabilmente separate dall’attività delle assicurazioni complementari) sono piuttosto basse. Se anche la loro efficienza raddoppiasse, si “ridurrebbero” al massimo 2-3 punti percentuali di spesa sanitaria raccolta con i premi LAMal. Tutto aiuta, ma non credo cambierebbe la tendenza.
  1. La frammentazione del nostro sistema sanitario è un problema. Un assicuratore unico (ad esempio a livello cantonale) permetterebbe di avere una panoramica più chiara delle dinamiche del settore della sanità e dell’evoluzione della spesa sanitaria, e anche un maggiore potere nelle contrattazioni sulle tariffe con i partner tariffari. Se questo poi possa portare ad una maggiore efficienza e capacità di individuare abusi rispetto agli assicuratori privati a cui attualmente “appaltiamo” il pagamento delle fatture per le cure coperte dall’assicurazione obbligatoria, non lo so. Non è affatto scontato (e se si guarda ad altri contesti non sempre è così), ma la politica potrebbe decidere di fare questa scommessa.

Nella speranza di aver fornito qualche spunto di riflessione utile, la ringrazio ancora del messaggio e saluto cordialmente.

Igor


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