La difficile relazione dell’amministrazione Trump con i numeri

Pur senza poter esprimere il mio voto, non posso certo nascondere di non essere stato un sostenitore del candidato repubblicano Trump in occasione delle ultime elezioni USA. Con l’inizio ufficiale della sua esperienza quale Presidente della nazione con l’economia più grande al mondo (per PIL nominale), credo però che anche lui debba avere la sua opportunità di mostrare al mondo come le sue promesse e le sue idee possono essere messe in atto.

Detto questo, a seguito della cerimonia di insediamento dello scorso 20 gennaio sono emerse delle polemiche legate al numero di partecipanti fisicamente presenti alla cerimonia stessa. In particolare, alcuni media hanno riportato informazioni e pubblicato fotografie tese a sostenere la tesi secondo cui la folla presente alla cerimonia sarebbe state inferiore rispetto a quella che ha partecipato alla cerimonia di insediamento del Presidente Obama, nel 2009.

In una conferenza stampa durante la quale non ha saputo nascondere il suo cattivo umore, il portavoce di Trump, Sean Spicer ha dichiarato che “This was the largest audience to ever witness an inauguration. Period. Both in person and around the globe“. A meno che quel “Period” in mezzo alla frase non fosse inteso ad annullare quanto detto prima, Spicer sembra affermare che la anche la folla accorsa di persona ad assistere alla cerimonia per l’insediamento del Presidente Trump sia la più numerosa di sempre. Non solo; molte delle affermazioni di Trump stesso, oltre a quelle di Spicer, sono chiaramente mirate ad intendere che i media abbiamo volutamente diramato false notizie riguardo al numero di presenti alla cerimonia, con l’intendo di screditare il seguito del nuovo Presidente.

Personalmente, ritengo debole la posizione di un’amministrazione che il giorno successivo all’insediamento indice una conferenza stampa per rispondere a questo genere di notizie da parte dei media. Ma questa è senza dubbio un’opinione soggettiva. Quanto segue credo sia però più oggettivo. Nella sua prima conferenza ufficiale (lunedì 23.01.2017), Spicer, sollecitato da un giornalista, ha affermato che con la frase citata letteralmente sopra egli intendeva affermare che alla cerimonia ha assistito il numero di persone più alto di sempre in totale, sommando quindi i presenti alle persone che la hanno seguita tramite altri mezzi (tv, internet, ecc.). Ora, io non voglio affermare che Spicer o l’entourage di Trump abbiano mentito. Fino a prova contraria, credo alle sue dichiarazioni. Ciò non toglie che indire una conferenza stampa per controbattere ai media, giustificandosi con affermazioni di dubbia chiarezza per poi giocare sull’interpretazione delle stesse a pochi giorni di distanza non è quanto di più solido si possa osservare da parte di una squadra che si appresta a guidare gli USA per almeno 4 anni.

Non mi sono mai piaciute le tecniche di comunicazione, marketing, vendita o contrattazione volte a sfruttare le sottigliezze e le disattenzione delle persone, giocando esattamente sul confine tra menzogna e verità. Nel peggiore dei casi, qualcuno ti fa notare l’errore (vedi articolo del New York Times, qui) e tu puoi cavartela dicendo che intendevi qualcos’altro, senza aver fatto torto a nessuno. Nel migliore dei casi, nessuno verifica quanto dici e, prima che qualcuno si chini sull’argomento analizzandolo (in alcune occasioni decenni dopo), l’opinione pubblica rimarrà con un’informazione falsata. Naturalmente, il numero di persone presenti all’inaugurazione è un dato di totale irrilevanza. Se però si gestiscono analogamente situazioni che implicano dati più rilevanti (quali il tasso di disoccupazione, ad esempio), a mio avviso si cade in tentativi di inganno e manipolazione dell’opinione pubblica, cosa che il governo USA ha fatto in passato. Il mio augurio agli USA è che questo non accada mai più, né per questioni irrilevanti, né tanto meno riguardo a dati e informazioni di rilievo per quel paese, che ad oggi gioca ancora un ruolo importante nell’economia globale.

IF, 23.01.2017

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