Considerazioni critiche sull’abuso del concetto di razionalità nella “Macroeconomia moderna”

Nell’ambito del master che sto seguendo, ho frequentato durante questo semestre due tipici corsi di Macroeconomia che hanno stimolato il presente post. Si tratta di Business Cycles (tratta modelli RBC e introduce i modelli DSGE usati quotidianamente dalle Banche Centrali di tutto il mondo) e International Macroeconomics (tratta modelli di macroeconomia aperta). Le mie riflessioni riguardano i contenuti e non i Professori… In particolare, come rivela il titolo del post, mi concentro su ciò che a mio avviso è un utilizzo ingiustificatamente pervasivo del concetto di razionalità nella macroeconomia moderna… Questo concetto, che permea la microeconomia, ha invaso la macroeconomia in seguito all’intervento di un noto economista statunitense di nome R. Lucas Jr., che nel  1976 ha illuminato il mondo dell’economia affermando (in parole povere) che  non si possono basare le proprie scelte di politica economia ed i propri modelli su dei comportamenti storici, passati. Questo perché i comportamenti passati possono mutare in futuro, e muteranno con maggiore probabilità se dei cambiamenti (indotti da nuove politiche economiche) interverranno a modificare l’ambiente economico in cui gli individui vivono.

Homo oeconomicus…

Innanzitutto, si assume sempre che tutti i soggetti siano degli “homo oeconomicus” (i.e., agiscono razionalmente per massimizzare la propria utilità). Ecco la definizione data dall’Enciclopedia Treccani:

homo oeconomicus: Astratta semplificazione della complessa realtà umana, enunciata per la prima volta da J.S. Mill, che pone come soggetto dell’attività economica un individuo astratto, del cui agire nella complessa realtà sociale si colgono solo le motivazioni economiche, legate alla massimizzazione della ricchezza. Questa categoria della teoria economica, usata in particolar modo in microeconomia come premessa dell’analisi deduttiva, si pone come universale, in quanto le scelte rilevanti dell’h. non sono condizionate dall’ambiente in cui si trova, e razionale, nel senso che il suo comportamento, volto a raggiungere dati obiettivi con i minimi mezzi, rispetta criteri di coerenza interna a partire da certi assiomi

Sebbene si tratti di un’ipotesi fondamentalmente sensata, essa risulta incompleta per due motivi. In primis, motivazioni diverse dalla “massimizzazione dell’utilità” (che in termini economici significa quasi sempre denaro) possono guidare le scelte individuali e di gruppo. In secondo luogo, il nostro agire in modo assolutamente razionale è reso impossibile dall’opacità che ci circonda. Mi spiego; per agire in modo assolutamente razionale dobbiamo conoscere alla perfezione ogni possibile opzione di scelta. Questo è chiaramente limitato, per diversi motivi e con gradi diversi a dipendenza delle diverse situazioni in cui ci troviamo. Ad esempio, nello scegliere presso quale banca sottoscrivere un credito ipotecario, faremo il possibile per valutare tutte le opzioni disponibili. Per acquistare della birra presso il bar in cui abbiamo fissato appuntamento con i propri amici, difficilmente valuteremo il prezzo della stessa con quello di tutti i bar concorrenti in città… Insomma; noi non conosciamo alla perfezione il mondo in cui viviamo (economicamente, ancor meno se pensiamo al mondo nel suo senso più generale), anche per questo siamo esseri umani. Perché fare finta che sia così?

…e aspettative razionali

Inoltre, nei modelli macroeconomici dinamici che incorporano delle scelte rivolte al futuro (un metodo fantasticamente realistico), anche le aspettative sono razionali e cioé rispecchiano esattamente il futuro corso della storia. Detta in altro modo, assumere in un modello che le nostre aspettative siano razionali significa riconoscere che noi non conosciamo il futuro, ma fare finta che possiamo prevederlo in modo perfetto basandoci su ciò che conosciamo oggi. Si può essere portati a pensare che in realtà questa assunzione sia giustificabile… io non sono d’accordo. Infatti, questi modelli partono assumendo che tutti noi conosciamo alla perfezione il mondo in cui viviamo (vedi sopra), una prima enorme semplificazione irrealistica. Se a questo aggiungiamo che da questo presente (di cui in realtà sappiamo molto poco) noi dovremmo essere in grado di prevedere perfettamente il futuro, le cose non possono che peggiorare. Una semplificazione irrealistica di una semplificazione irrealistica. Praticamente, una semplificazione irrealistica al quadrato!

Ma con questo, cosa voglio dire?

Il motivo alla base della costruzione di modelli economici è, molto essenzialmente, la semplificazione della realtà ad un livello tale da poter manipolare una o poche variabili e studiarne l’effetto sulle altre. Fare finta che tutti noi possiamo prevedere il futuro (come se avessimo una magica sfera di cristallo) basandoci sulla realtà odierna di cui conosciamo ogni (ma proprio ogni) cosa, a mio avviso è un po’ troppo. Può essere interessante come mezzo di paragone, con una situazione irreale ma ideale (a chi non piacerebbe essere un homo oeconomicus con aspettative razionali?). Tuttavia, le conseguenze dell’utilizzo di tali modelli per lo sviluppo di politiche reali, che hanno effetti diretti sulle nostre vite, a mio avviso non sono da sottovalutare. Eppure, è ciò che accade ogni giorno, da molti anni ormai, e le crisi economiche si susseguono a ritmi sempre più serrati e con effetti sempre più forti. Non voglio affermare che esista un diretto nesso causale, ma forse una revisione può essere utile…

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