Open source, a way of life

A pochi giorni dall’inizio di quest’anno, da New York è trapelata la notizia della morte di un ragazzo, tale Aaron Swartz, pioniere ed attivista a favore del cosiddetto “open source”. Questo concetto è molto ampio e forse anche abusato, ma a mio avviso fondamentale nel pensare all’evoluzione dell’uomo, della scienza e della tecnologia negli anni avvenire.

Per i meno esperti, un esempio che veicola in modo semplice ed efficace il concetto di open source o più in generale di open content è la famosa enciclopedia libera Wikipedia, cui può contribuire chiunque e la quale è allo stesso tempo liberamente accessibile a chiunque (abbia un collegamento internet). Il cuore di questa filosofia è la libera condivisione di contenuti, di conoscenza e informazioni, in modo che questi risultino essenzialmente liberi da protezioni giuridiche e/o economiche (brevetti, diritti, patenti, copyright, eccetera). Altra caratteristica comune ai progetti nati entro questo “filone”, è l’apertura alla collaborazione della comunità intera nello sviluppo di quel progetto, sia esso una voce enciclopedica o un software libero.

Ma voglio qui ritornare all’importanza che personalmente attribuisco all’open source, di cui menzionavo la centralità per l’evoluzione dell’uomo inteso come società, della scienza e della tecnologia. Ritengo infatti che, rimanendo lontani da discorsi ideologici, vi sono campi in cui il bene comune deve prevalere in ogni caso agli interessi particolari. Più concretamente, mentre nel campo della ricerca farmaceutica vi possono essere delle argomentazioni in favore dei brevetti, è a mio modo di vedere difficilmente difendibile il sistema di biblioteche digitali a pagamento che raccolgono le pubblicazioni delle più o meno prestigiose riviste scientifiche accademiche in cui appaiono i risultati della ricerca dei migliori centri di ricerca nei più disparati campi. Altro tema, analogo e altrettanto importante nonché noto a qualsiasi studente, è il costo spesso proibitivo dei libri di riferimento dei vari corsi universitari, pubblicati da questa o quell’altra casa editrice.

Naturalmente, niente di tutto ciò è strettamente necessario e funzionale alla riuscita negli studi. Tuttavia, non tutti in questo mondo vivono nella bambagia e a chi ricade in quest’ultima categoria è praticamente negata ogni chance di accesso ad uno strumento fondamentale per la ricerca scientifica (e quindi del progresso)quale è la letteratura scientifica. Contestualizzo… Se Einstein fosse nato in Congo piuttosto che in Germania, la fisica probabilmente sarebbe quasi 100 anni in ritardo. E ancora, se Alan Turing invece che a Londra fosse nato in una favela brasiliana, probabilmente non avremmo conosciuto il Macintosh (con la mela morsicata proprio in onore dello scienziato inglese) e di conseguenza nemmeno Windows e i PC.

Per tornare ad Aaron Swartz, dalla stampa si apprende che nel periodo in cui ha deciso di porre tragicamente fine alla sua vita era accusato per il furto molti articoli scientifici a pagamento dai server del MIT di Boston e per questo reato rischiava decine di anni di prigione. Pare che proprio questo peso lo abbia portato all’estremo gesto. Le accuse sono state ritirate dopo la sua morte e l’ateneo del Massachussets pubblicherà la documentazione concernente il caso di Swartz (vedi qui oppure qui per un riassunto dei fatti). Questo breve pezzo non vuole focalizzarsi sulla morte di questo ragazzo, per quanto questa sia triste e per quanto in gamba egli fosse. Molto più umilmente, intendo qui esprimere il mio totale appoggio alla causa che Aaron Schwartz difendeva.

D’altronde, come diceva qualcuno… le idee, sono a prova di proiettile!

2 pensieri riguardo “Open source, a way of life

  1. articolo apprezzatissimo.
    complimenti veramente !

    anche se non esattamente pertinente all’open source, mi permetto di portare un piccolo contributo/tributo riportando la traduzione del discorso di Aaron Swartz – “Come abbiamo fermato SOPA”

    Traduzione del discorso di Aaron Swartz, al F2C2012 (Freedom to connect, Libertà di collegarsi, 2012):

    “Per me, tutto è iniziato con una telefonata. Era settembre, non l’anno scorso, ma l’anno prima, settembre 2010. Ho ricevuto una telefonata dal mio amico Peter. “Aaron”, mi disse, “c’è un disegno di legge incredibile al quale devi dare un’occhiata.” “Cosa c’è?” Ho detto. “Si chiama COICA Combating Online Infringement and Counterfeiting Act (Atto per la lotta alla contraffazione on line).” “Ma, Peter ” gli dissi, “le leggi sul copyright non mi interessano. Forse ragione tu, forse ha ragione Hollywood. Ma in ogni caso, qual è il problema? Io non ho intenzione di sprecare la mia vita a lottare per un piccolo problema come i diritti d’autore. Sanità, riforme finanziarie, questi sono i problemi di cui mi occupo, non qualcosa di oscuro come il diritto d’autore.”
    Sentivo Peter brontolare “Senti, non ho tempo di discutere con te,” disse, “ma non importa per ora, perché questo non è un disegno di legge sul diritto d’autore.” “Non lo è?” “No,” mi disse. “E ‘un disegno di legge che riguarda la libertà di connettersi.”
    A quel punto si, che stavo ascoltando.

    Peter mi spiegava quello che poi probabilmente tutti quanti abbiamo capito, che questa legge avrebbe dato al governo la possibilità di stilare una lista di siti web che gli americani non sarebbero stati autorizzati a visitare. Il giorno dopo, pensai a diversi modi con cui si poteva spiegare questa cosa alla gente. Dissi che era il grande firewall d’America [richiamando l’idea della grande muraglia cinese]. Dissi che era la lista nera per Internet. Dissi che era censura online. Ma penso che valga la pena fare un passo indietro, mettendo da parte tutta la retorica e pensare solo per un attimo su come questo disegno di legge fosse veramente radicale. Certo, ci sono tante leggi del governo che regolano la libertà di espressione Se si calunnia un privato, se fa uno spot televisivo che mente alla gente, se si fa una festa che dura tutta la notte con la musica a tutto volume, in tutti questi casi il governo può intervenire e fermarti. Ma questo era qualcosa di radicalmente diverso. Non si trattava del governo che andava dalle persone con la richiesta di rimuovere qualche contenuto considerato illegale, ma di chiudere interi siti web. In sostanza, impediva agli americani di comunicare del tutto con alcuni gruppi. Non c’è veramente niente di simile nelle leggi americane. Se metti musica ad alto volume per tutta la notte, il governo non ti schiaffa un ordine che ti chiede di restare muto per le prossime due settimane. Non dicono “nessuno potrà più fare rumore all’interno della vostra casa”. C’è una specifica denuncia, che ti chiede di porre rimedio al quel problema in particolare, e poi la tua vita va avanti.

    L’esempio più simile che ho trovato è stato un caso in cui il governo ha fatto la guerra ad una libreria per adulti. In quel posto continuavano a vendere pornografia, e il governo continuava a sequestrare quel porno considerato illegale. E poi, frustrati, decisero di ordinare alla libreria di chiudere. Ma anche quella richiesta alla fine venne dichiarata incostituzionale, una violazione del Primo Emendamento.

    Così, si potrebbe dire, sicuramente anche COICA sarebbe stata dichiarata incostituzionale. Ma sapevo che la Corte Suprema in un caso sapeva essere poco sensibile al Primo Emendamento, più di ogni altra cosa, più che sulla calunnia o sulla diffamazione, più che sulla pornografia, ancora più che sulla pedo-pornografia.
    Il loro punto debole era il copyright.
    Quando si trattava di diritto d’autore, era come se una parte del cervello del sistema giudiziario si spegnesse, dimenticandosi completamente del Primo Emendamento. Si ha la sensazione che, alla fine, non pensano neanche che il Primo Emendamento si debba applicare quando si tratta di copyright.
    Che significa che se si voleva censurare Internet, se si voleva trovare un qualche modo con il quale il governo avrebbe potuto chiudere l’accesso a determinati siti web, questo disegno di legge poteva essere l’unico capace di farlo. Se si trattava di pornografia, probabilmente sarebbe stata annulla dai tribunali, proprio come il caso della libreria per adulti. Ma dichiarando che si trattava di copyright, sarebbe potuta passare.

    E questo era veramente preoccupante, perché, si sa, il copyright è dappertutto. Se si desidera chiudere Wikileaks, sarebbe difficile sostenere che si sta facendo perché c’è troppa pornografia, ma non è per niente difficile sostenere che Wikileaks sta violando i diritti d’autore, perché tutto è protetto da copyright. Questo discorso, ciò che sto dicendo in questo momento, queste parole sono protette da copyright. Ed è così facile copiare per sbaglio qualcosa, così facile ad esempio che il principale sostenitore di COICA il repubblicano Orrin Hatch, aveva illegalmente copiato un po di codice nel proprio sito del Senato. Quindi, se anche il sito web del Senatore Orrin Hatch è stato trovato in violazione del diritto d’autore, qual è la possibilità che non avrebbero trovato qualcosa da usare contro ognuno di noi?

    C’è una battaglia in corso in questo momento, una battaglia per definire tutto ciò che accade su Internet utilizzando concetti tradizionali, che la legge possa capire: la condivisione di un video su BitTorrent è come il furto di film da un negozio? O è come il prestito di una videocassetta ad un amico? Caricare la pagina web di un sito più e più volte assomiglia ad un sit-in pacifico virtuale o è un atto violento come spaccare le vetrine dei negozi? E la libertà di connettersi ad Internet è come la libertà di espressione o come la libertà di uccidere?

    Questo disegno di legge sarebbe una enorme sconfitta, potenzialmente permanente. Se perdiamo la possibilità di comunicare tra di noi su Internet, sarebbe una modifica alla Carta dei Diritti. Le libertà garantite dalla nostra Costituzione, le libertà sulle quali il nostro paese era stato costruito, sarebbero state improvvisamente cancellate. La nuova tecnologia, invece di portarci una maggiore libertà, sarebbe stata tolta dai diritti fondamentali che abbiamo sempre dato per scontato.
    E quel giorno ho capito, parlando con Peter, che io non potevo permettere che ciò accadesse.

    Ma stava succedendo. Il disegno di legge, COICA, è stato introdotto il 20 settembre 2010, un lunedì e nel comunicato stampa che annunciava l’introduzione di questo disegno di legge, posizionato completamente in basso, il voto era programmato per il 23 settembre, solo tre giorni dopo. E nonostante, naturalmente, ci sarebbe dovuto essere un voto – non si può approvare una legge senza un voto – i risultati di tale voto avevano già una conclusione scontata, perché se guardavi all’introduzione della legge, non era stato presentato solo da uno strano eccentrico membro del Congresso, era introdotto dal presidente della Commissione di Giustizia e co-sponsorizzato da quasi tutti gli altri membri, repubblicani e democratici. Quindi, sì, ci sarebbe stato un voto, ma il risultato non sarebbe stato difficile da indovinare, perché quasi tutti quelli che votavano avevano firmato il loro nome a fianco al disegno di legge prima che fosse introdotto.

    Ora, non posso che evidenziare quanto questo sia insolito.
    Questo non è per niente il modo con il quale funziona il Congresso. Non sto parlando di come il Congresso “dovrebbe” lavorare, tipo Schoolhouse Rock. Voglio dire, questo non è il modo in cui il Congresso funziona realmente. Mi spiego: penso che tutti sappiamo che il Congresso è un cimitero di opposizioni e veti incrociati. Ci sono mesi di dibattiti e rimpalli alle audizioni, e tattiche di stallo. Si sa, prima di tutto dovresti annunciare che si sta andando a tenere le audizioni su un problema, poi per giorni gli esperti che parlano di quel tema, e quindi si propone una possibile soluzione, si riporta agli esperti per le loro riflessioni sull’argomento, e poi gli altri membri propongono soluzioni diverse, e altri ne propongono altre ancora, e si spende di sacco di tempo a discutere, e c’è un po di trattativa, e si cerca di convincere i membri a favore della vostra causa. E, infine, si spendono ore a parlare una ad una con le diverse persone coinvolte nel dibattito, si cerca di arrivare ad una sorta di compromesso, risultante da interminabili riunioni dietro le quinte. E poi, quando è stato fatto tutto questo, si prende riga per riga e la si presenta pubblicamente per vedere se qualcuno ha obiezioni o vuole apportare modifiche. E poi c’è il voto. Si tratta di un processo doloroso, faticoso. Non ci si limita a presentare un disegno di legge il lunedì e per poi approvarlo all’unanimità un paio di giorni più tardi.
    Questo non è quello che accade nel Congresso degli Stati Uniti.

    Ma questa volta, era ciò che stava per accadere.
    E non era perché non ci fossero disaccordi sul tema. Ci sono sempre disaccordi. Alcuni senatori pensavano che la legge era troppo debole e aveva bisogno di essere più forte: per come era stato presentato, il disegno di legge consentiva solo al governo di chiudere i siti web, e questi senatori volevano che ogni azienda al mondo avesse il potere di ottenere che un sito web venisse oscurato. Altri Senatori pensavano che fosse un pò troppo forte. Ma comunque, in un modo che non si è mai visto a Washington, erano tutti riusciti a mettere da parte le loro differenze personali per arrivare a sostenere una proposta di legge con la quale di erano convinti di dover convivere: un disegno di legge che avrebbe censurato Internet.
    E quando me ne sono accorto, ho capito: chiunque ci fosse dietro questa cosa, era proprio bravo!

    Ora, il tipico modo con il quale far succedere delle buone cose a Washington è quello di trovare un gruppo di ricche società che sono d’accordo con te. La Sicurezza Sociale è riuscita a passare perché alcuni politici coraggiosi hanno deciso in loro buona coscienza che non potevano lasciare morire per strada degli anziani affamati. Scusa, mi stai prendendo in giro? La sicurezza sociale è passata perché John D. Rockefeller era stufo di dover togliere soldi dai suoi profitti per pagare i fondi pensione dei suoi lavoratori. Perché farlo, quando si può semplicemente lasciare che il governo prenda i soldi dai lavoratori? Ora, non dico che la sicurezza sociale sia una brutta cosa, penso che sia fantastica. E’ solo che il modo di convincere il governo a fare cose fantastiche è trovare una grande azienda disposta a sostenerle. Il problema è, naturalmente, che le grandi aziende non sono dei grandi fan delle libertà civili. Diciamo, non è che ne siano contrari, è solo che non ci si sono molti soldi da tirarne fuori.

    Ora, se avete letto i giornali, probabilmente non avete sentito questa versione della storia. Per come Hollywood la stava presentando, il grande, buon disegno di legge sul copyright che stavano spingendo è stato fermato malvagie società Internet che fanno milioni di dollari dalle violazioni del copyright. Ma molto semplicemente, questo non era vero. Io ero lì, negli incontri con le società di Internet, le stesse che probabilmente oggi sono tutte qui [al convegno]. E, sai, se tutti i loro profitti fossero dipesi dalla violazione del copyright, avrebbero messo molti più soldi per cambiare la legge sul copyright. Il fatto è che per le grandi società Internet, sarebbe andata bene anche se questa legge fosse stata approvata. Magari non sarebbero stati entusiasti a riguardo, ma dubito che ci sarebbe stato un tonfo nel valore delle loro azioni. Erano contrari, ma erano contro di essa come tutti noi, per motivi soprattutto di principio. E i principi non hanno molti soldi in bilancio da spendere per i lobbisti. Così erano pratici a questo proposito. “Guarda”, dissero, “questo disegno di legge sta per passare. In realtà, è probabile che passi all’unanimità. Per quanto possiamo provarci, non è un treno che saremo in condizioni di fermare. Così, non lo appoggeremo, non possiamo appoggiarlo. Ma quando andrà all’opposizione, cerchiamo di farlo e farla migliorare. ” Questa era la loro strategia: fare lobby per rendere la legge migliore. Avevano liste di modifiche che avrebbero reso il disegno di legge meno sgradevole o meno costoso per loro, o qualcos’altro. Ma restava il fatto che alla fine, sarebbe stato un disegno di legge che stava per censurare Internet, e non c’era nulla che potessimo fare per fermarlo.

    Così ho fatto quello che si fa quando sei un piccolo uomo di fronte a un futuro terribile con lunghe difficoltà e poca speranza di successo: ho aperto una petizione online. Ho chiamato tutti i miei amici, e siamo stati svegli tutta la notte creando un sito web per questo nuovo gruppo, Demand Progress, con una petizione online per opporsi a questa proposta di legge nociva, e l’ho inviato ad alcuni amici. Bè, ho fatto un paio di petizioni online prima di questa. Ho lavorato in alcuni dei più grandi gruppi al mondo che fanno petizioni online. Ho scritto per loro un sacco di cose e ne ho letto ancora di più. Ma non ho mai visto niente di simile. A partire letteralmente dal nulla, siamo arrivati a 10.000 firmatari, poi 100.000 firmatari, e poi 200.000 firmatari e 300.000 firmatari, in appena un paio di settimane. E non si è trattato solo di far firmare con il loro nome. Abbiamo chiesto a queste persone di chiamare il Congresso, di chiamare urgentemente. C’era una votazione in arrivo questa settimana, dopo pochi giorni, e dovevamo fermarla. E al tempo stesso, ne abbiamo parlato alla stampa, di questa incredibile petizione online che stava decollando. E ci siamo incontrati con il personale dei membri del Congresso e li abbiamo supplicati di ritirare il proprio sostegno per questo disegno di legge. E’ stato incredibile. E’ stato enorme. Il potere di Internet si è sollevato con forza contro questa legge. Ma poi è stata approvata all’unanimità.

    Ora, ad essere sinceri, molti dei membri hanno fatto dei bei discorsi prima di votare, e nei loro discorsi hanno detto che il loro ufficio era stato inondato di commenti riguardo alle preoccupazioni sul Primo Emendamento relativamente a questo progetto di legge, i commenti li avevano molto preoccupati, così preoccupati, in realtà, da non essere tanto sicuri di supportare ancora il disegno di legge. Ma anche se non lo supportavano, lo avrebbero votato lo stesso, dicevano, perché avevano bisogno di mantenere il processo in movimento, ed erano sicuri che gli eventuali problemi che avevano al proposito si sarebbero potuti risolvere in seguito. Così, vi chiedo, a voi questo sembra il modo in cui si opera a Washington? Da quando i membri del Congresso votano le cose che alle quali si oppongono solo per mantenere il processo in movimento?
    Diciamolo, chiunque ci fosse dietro questa cosa, era proprio bravo!

    E poi, improvvisamente, il processo si fermò. Il Senatore Ron Wyden, il democratico dell’Oregon, pose una sospensione al disegno di legge. Fece un discorso nel quale la definì una bomba anti rifugio atomico puntata contro Internet, annunciando che non avrebbe permesso che la legge potesse passare senza modifiche. E come forse sapete, un solo senatore non può effettivamente fermare un disegno di legge, ma può ritardarlo. Opponendosi a un disegno di legge, può richiedere al Congresso di spendere un sacco di tempo a discutere prima che si ottenenga che passi. E il senatore Wyden lo fece. E ci diede tempo, un sacco di tempo, come si scoprì più tardi. Il suo ritardo si mantenne per tutto il percorso fino alla fine della sessione del Congresso, al punto che quando la legge tornò indietro, doveva ricominciare tutto da capo. E poiché stavano iniziando tutto da capo, pensarono, perché non dargli un nuovo nome? Ed è allora che ha cominciato essere chiamato PIPA, e alla fine SOPA.

    Così c’è stato probabilmente un anno o due di ritardo. E col senno di poi, abbiamo usato quel tempo per gettare le basi per quello che è avvenuto dopo. Ma in quel momento non c’era questa sensazione. In quel momento, ci siamo sentiti come se stessimo andando in giro a dire alla gente che questi disegni di legge sarebbero stati terribili, e come risposta ci dicevano che pensavano fossimo pazzi. Cioè, eravamo come bambini che vanno in giro agitando le braccia dicendo che il governo aveva intenzione di censurare Internet. Ti fa sembrare un po pazzo. Potete chiederlo domani a Larry. Continuavo a dirgli quello che stava succedendo, cercando di farlo partecipare, e sono abbastanza sicuro che pensasse che stessi esagerando. Anch’io iniziai a dubitare di me stesso. E’ stato un periodo difficile. Ma quando la legge è tornata indietro e ha iniziato a muoversi di nuovo, di colpo tutto il lavoro che avevamo fatto iniziava a prendere forma. Tutte le persone con cui abbiamo parlato a questo proposito iniziarono improvvisamente ad essere davvero coinvolti e ad incitare gli altri. Tutto è diventato come una valanga. E’ successo così in fretta.

    Mi ricordo una settimana in cui ero a cena con un amico del settore della tecnologia, e ha chiesto su cosa stavo lavorando, e gli ho detto di questo disegno di legge. Ed egli disse: “Wow! Devi parlarne alla gente.” E ho appena assentito. E poi, poche settimane dopo, mi ricordo che stavo chiacchierando con una ragazza carina in metropolitana, e lei non aveva niente a che fare con il settore della tecnologia, ma quando ha sentito che invece io lo ero, si rivolse a me e disse molto seriamente, ” Sai, dobbiamo fermare ‘SOAP’ “. E’ già un miglioramento, no?

    Ma sapete, penso che quella storia spieghi ciò che è accaduto in quelle due settimane, perché il motivo per cui abbiamo vinto non era perché mi stavo impegnando o Reddit si stava impegnando o Google si stava impegnando o Tumblr o qualsiasi altra persona particolare . E ‘stato perché c’era questo enorme cambiamento mentale nel nostro settore. Ognuno pensava in quale modo avrebbe potuto aiutare, anche con modi spesso molto intelligenti e ingegnosi. La gente fece dei video. Fecero delle infografiche. Fecero dei comitati di sostegno elettorale. Predisposero degli annunci. Comprarono cartelloni. Scrissero delle notizie. Tennero delle riunioni. Tutti sentivano la responsabilità di aiutare. Mi ricordo che a un certo punto in quel periodo ho avuto un incontro con un gruppo di start-up a New York, cercando di incoraggiare tutti a mettersi in gioco, e mi sentivo un pò come chi tiene una di queste riunioni della Clinton Global Initiative, dove mi giravo una alla volta verso ognuno dei fondatori delle start-up nella stanza gli chiedevo: “Che cosa hai intenzione di fare? E tu che cosa hai intenzione di fare?” E tutti cercavano di proporsi.

    Se dovesse esserci un giorno che può cristallizare il cambiamento, penso sia stato il giorno delle audizioni sulla SOPA alla Camera, il giorno in cui ci fu quella frase, “Non è più OK non capire come funziona Internet.” C’era qualcosa nel guardare quegli incapaci membri del Congresso, discutere il progetto di legge, guardarli mentre insistevano che potevano regolamentare Internet e che un gruppo di nerd non poteva certamente fermarli. Erano veramente riusciti a convincere la gente a casa che questo stava accadendo, che il Congresso stava per spaccare Internet, e semplicemente non era importante.

    Mi ricordo quando questo momento mi ha colpito per la prima volta. Ero ad un evento, e stavo parlando, e mi sono presentato a un senatore degli Stati Uniti, uno dei più forti sostenitori del disegno di legge originale COICA, in realtà. E gli chiesi perché, pur essendo un progressista, nonostante fosse un relatore a favore delle libertà civili, perché stava sostenendo un progetto di legge che avrebbe censurato Internet. E avete presente, aveva quel sorriso tipico dei politici, che improvvisamente svanì dal suo viso, e gli occhi iniziarono a bruciare di rosso fuoco. E si mise a gridare contro di me, dicendo: “Quella gente su Internet, pensano di poterla fare franca con qualsiasi cosa! Pensano di poterci mettere qualunque cosa, e che non ci sia niente che possiamo fare per fermarli! Ci hanno messo di tutto! Hanno messo i nostri missili nucleari, e si sono messi a ridere di noi! Beh, gliela faremo vedere! Ci devono essere delle leggi su Internet! Internet deve essere tenuto sotto controllo! ”

    Ora, per quanto ne so, nessuno ha mai messo i missili nucleari degli Stati Uniti su Internet. Voglio dire, non è qualcosa che ho mai sentito. Ma non è questo il punto. Non stava avendo un pensiero razionale, giusto? E’ stata questa paura irrazionale che le cose fossero fuori controllo. Qui c’era quest’uomo, un senatore degli Stati Uniti, e quella gente su Internet lo stava solo prendendo in giro. Dovevano essere messi sotto controllo. Le cose dovevano essere messe sotto controllo. E penso che sia stato l’atteggiamento del Congresso. E nel vedere quel fuoco negli occhi del senatore mi sono spaventato, credo che queste audizioni abbiano spaventato un sacco di gente. Hanno visto che questo non era l’atteggiamento di un governo premuroso che cerca di trovare dei compromessi, al fine di rappresentare al meglio i suoi cittadini. Questo assomigliava più all’atteggiamento di un tiranno. E così i cittadini reagirono.

    Dopo tale audizione le ruote si staccarono dal bus abbastanza rapidamente. In primo luogo i senatori repubblicani si tirarono indietro, e poi la Casa Bianca rilasciò una dichiarazione di opposizione al disegno di legge, e poi i Democratici, lasciati là fuori tutti soli, annunciarono che stavano mettendo il disegno di legge in attesa in modo da poter avere un paio di ulteriori discussioni prima del voto ufficiale. E, per quanto fosse per me così difficile da credere, quello fu il momento in cui avevamo vinto. La cosa che tutti dicevano che era impossibile, che anche alcune delle più grandi aziende del mondo avevano descritto come una specie di chimera, era successa. Ce l’avevamo fatta. Avevamo vinto.

    E poi iniziamo a sfregarci le mani. Sapete tutti cosa è successo dopo. Wikipedia oscurò le sue pagine. Reddit oscurò le sue pagine. Craigslist oscurò le sue pagine. I telefoni del congresso impazzirono, i membri del congresso si affrettarono a fare dichiarazioni ritraendo il loro supporto di pochi giorni prima. Ed era semplicemente ridicolo. C’è un grafico di quel momento che spiega abbastanza bene come sono andate le cose. Dice qualcosa come “14 gennaio” su un lato e ha questa grande, lunga lista di nomi a sostegno della proposta di legge, e invece poche persone solitarie all’opposizione, e dall’altro lato, si dice “15 gennaio”, ed è esattamente il contrario con tutti che si oppongono, e solo alcuni nomi rimasti ancora a sostegno.

    Questo era qualcosa davvero senza precedenti. Non credete solo alle mie parole, ma chiedete l’ex senatore Chris Dodd, ovvero il principale lobbista per Hollywood. Ha ammesso, dopo aver perso, di aver architettato tutto quel piano malvagio. E ha detto al New York Times che non aveva mai visto niente di simile durante i suoi anni al Congresso. E tutti quelli con cui ho parlato sono d’accordo. Il popolo si sollevò e fece cambiare la corrente a Washington, non la stampa che si rifiutò di raccontare la storia, guarda caso, le loro società madri casualmente facevano tutte lobby per il disegno di legge, non i politici, che ne erano più o meno all’unanimità a favore, e non le aziende, che avevano quasi rinunciato a cercare di fermarla e avevano deciso che fosse inevitabile. E’ stata davvero fermata dalla gente, proprio dalla gente. Hanno colpito a morte la legge, ed è così morta che quando i membri del Congresso propongono qualcosa adesso che ha a che fare solo parzialmente con Internet, devono fare un lungo discorso di introduzione su come non sia sicuramente come SOPA, così morta che quando si chiede allo staff del Congresso, gemono e scuotono la testa come se fosse tutto un brutto sogno che stanno cercando molto difficilmente di dimenticare, così morta che è un po’ difficile credere a questa storia, difficile ricordare quanto vicino era arrivata dall’essere approvata, difficile ricordare come le cose potevano andare in ben altro modo. Ma non era un sogno o un incubo, era tutto molto reale.

    E accadrà ancora.
    Certo, avrà un altro nome, e forse una scusa diversa, e probabilmente farà danno in modo diverso. Ma non fatevi illusioni: i nemici della libertà di connettersi alla rete non sono scomparsi. Il fuoco negli occhi di quei politici non è stato fatto fuori. Ci sono un sacco di persone, un sacco di persone potenti, che vogliono reprimere Internet. E ad essere onesti, non ce ne sono tante che hanno interesse a proteggerla da tutto questo. Anche alcune delle più grandi aziende, alcune delle più grandi società di Internet, per dirla francamente, trarrebbero vantaggio da un mondo in cui i loro concorrenti piccoli potrebbero essere censurati. Non possiamo permettere che questo accada.

    Vi ho raccontato questa come una storia personale, anche perché penso che grandi storie come questa siano più interessante se viste a misura d’uomo. Il regista JD Walsh dice che le buone storie dovrebbero essere come il poster di Transformers. C’è un enorme robot cattivo sul lato sinistro del poster e un enorme, grande esercito sul lato destro del poster. E nel mezzo, in basso, c’è una piccola famiglia intrappolata in mezzo. Le grandi storie hanno bisogno che ci siano esseri umani che rischiano. Ma soprattutto, è una storia personale, perché non ho avuto tempo di fare ricerche da altre parti. Ma è questo il punto. Abbiamo vinto questa lotta, perché tutti fecero di se stesso l’eroe della propria storia. Tutti considerarono il proprio lavoro quello di salvare questa libertà fondamentale. Ci si lanciarono. Fecero ciò che pensavano di poter fare. Non si è fermarono a chiedere a nessuno il permesso. Vi ricordate come i lettori di Hacker News spontaneamente organizzarono il boicottaggio di GoDaddy per il loro sostegno a SOPA? Nessuno ha detto loro che potevano farlo. Alcune persone hanno anche pensato che fosse una cattiva idea. Non importava.
    I senatori avevano ragione: Internet è davvero fuori controllo.
    Ma se ce ne dimentichiamo, se lasciamo che Hollywood riscriva la storia in modo tale che sia stato solo una grande società come Google che ha fermato la legge, se gli consentiamo di convincerci che in realtà non abbiamo fatto la differenza, se cominciamo pensare che sia di qualcun altro la responsabilità di fare questo lavoro ed il nostro lavoro è solo quello di andare a casa prendere i popcorn per sdraiarci sul divano a guardare Transformers, beh, allora la prossima volta potrebbero anche vincere.
    Non dobbiamo permettere che accada.

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